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Giorgione, artista e mito

“Egli appare piuttosto come un mito che come un uomo.  Nessun destino di poeta è comparabile al suo, in terra.  Tutto, o quasi di lui s’ignora, e taluno giunge a negare la sua esistenza.  Il suo nome non è scritto in alcuna opera; e taluno non gli riconosce alcuna opera certa . . .”.  Così Il fuoco (1928) di Gabriele D’Annunzio “racconta” il Maestro di Castelfranco. 
Giorgione nasce a Castelfranco tra il 1477 e il 1478, e arriva a Venezia verso il 1503 - 1504, dopo aver lasciato a Castelfranco due opere importanti, il Fregio di Casa Marta ora Museo Casa Giorgione, e la Pala presente in Duomo.  Sappiamo poco della sua vita, perché i documenti che lo riguardano sono scarsi. Non conosciamo il nome del suo maestro, probabilmente un pittore di Castelfranco o di Treviso, alla prima formazione trevigiana, si aggiungono poi i maestri con i quali entra in contatto nella capitale.  A Venezia si appoggia alla bottega di Vincenzo Catena, dal quale apprende la tecnica di Giovanni Bellini, mentre attraverso un gruppo di pittori lombardi presenti in laguna, conosce l'insegnamento di Leonardo da Vinci.  Nella capitale ha anche modo di conoscere la pittura di Hieronymus Bosch e quella di Albrecht Dürer.  Completamente tagliato fuori dagli incarichi ecclesiastici, ottiene invece due commissioni pubbliche, un telero per Palazzo Ducale e gli affreschi per il Fondaco dei Tedeschi, ricevendo però contestazioni per entrambi i lavori.  Il suo ruolo a Venezia rimane marginale rispetto ai vecchi protagonisti come Bellini, Carpaccio, Cima e le loro botteghe, ma anche rispetto ai nuovi artisti emergenti come Tiziano e Sebastiano del Piombo.  Nel '500 il successo pubblico è strettamente legato ai generi celebrativi, la pala d'altare e il telero pubblico; Giorgione rimane invece più chiuso in una dimensione privata, con le sue figure isolate e il suo difficile allegorismo.

I documenti e le fonti
I documenti in cui compare il nome del maistro Zorzi da castelfranco sono pochissimi e tutti concentrati nell’ultima fase della sua vita, dal 1506 al 1510.
Il primo documento è l’iscrizione che compare dietro la Laura di Vienna, che ci informa che a quella data Giorgione era maestro, cioé assumeva commissioni in proprio, ma non aveva una sua bottega, lavorava in quella di Vincenzo Catena di cui era cholega, un pittore di formazione belliniana, di statura inferiore a Giorgione, presso il quale probabilmente l’artista castellano era attivo fin dal suo arrivo a Venezia.
I due documenti del 1507 ci comunicano l’incarico ricevuto per un telero di soggetto imprecisato, da collocare nella sala dell’Udienza in Palazzo Ducale, mentre quelli del 1508 ci informano dell’incarico per gli affreschi della facciata del fondaco dei Tedeschi.
Un altro documento è la lettera di Isabella d’Este, marchesa di Mantova, al suo funzionario a Venezia, Taddeo Albano, per acquistare un’opera dell’eredità del pittore.  La lettera, se da un lato evidenzia la celebrità di Giorgione giunta fino alla corte estense, dall’altra mostra come Isabella conoscesse ben poco dell’artista e del suo valore, tanto che prega il mercante di verificare se si tratti di un dipinto veramente degno.
L’ultimo documento è la lettera di risposta di Taddeo Albano ad Isabella d’Este del 1510, che conferma la morte di Giorgione per peste.

L'Artista